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Tuesday, December 25, 2007

E come Effetto serra

Milioni e milioni di anni fa, quando l'anidride carbonica, assieme ad altri gas eruttò dai vulcani primordiali, si costituì l'atmosfera e prima che diventasse respirabile trascorsero altri milioni di anni, per ritrovarsi poi nella composizione che oggi conosciamo. In condizioni normali i gas che compongono l'atmosfera impediscono la completa rifrazione dei raggi solari che colpiscono la Terra, consentendo al nostro pianeta, di trattenere il calore, come in una serra e di mantenere una temperatura media intorno ai 15° gradi, permettendo lo sviluppo della vita così come la conosciamo. Senza l'atmosfera la temperatura della Terra sarebbe intorno ai -19°gradi. Questo sta a significare che l'effetto serra è, in primo luogo, un fenomeno naturale, fodamentale per la sopravvivenza degli organismi viventi.

Dalla fine del settecento, cioè all'epoca della Rivoluzione Industriale, l'uomo progredendo ha immesso nell'atmosfera una serie di gas inquinanti che assieme all'anidride carbonica, emessa da nuove macchine utilizzanti combustibili fossili (petrolio, carbone, gas in seguito), hanno causato uno squilibrio dei fattori in campo (non più solo eventi naturali), determinando in tal modo che la superficie terrestre trattenesse più calore di quanto riuscisse a restituirne attraverso l'emissione di radiazione infrarossa. Nell'atmosfera terrestre ci sono alcune "finestre" attraverso le quali può entrare la radiazione infrarossa ma il vapore acqueo ed altri gas assorbono la maggior parte della radiazione.

Questo squilibrio fra la radiazione assorbita dalla superficie terrestre e la radiazione infrarossa dispersa nello spazio è oggi stimato in circa 0,8 watt per metro quadro. Un piccolo incremento della temperatura media non si riflette semplicemente in un leggero aumento delle temperature giornaliere su tutta la superficie del Pianeta. Secondo gli scienziati, gli effetti sono molto più complessi e preoccupanti, perchè bastano pochi centesimi di grado in più, a scombussolare la situazione climatica, aumentando in maniera sensibile la probabilità di ondate di calore fuori stagione, di estati torride e in generale di manifestazioni climatiche anomale.

Purtuttavia, per l'odierno effetto serra, secondo alcuni scienziati, esiste una ipotesi riconducibile al devastante impatto del meteorite che, nel 1908, cadde a Tunguska, in Siberia. Sembra che il meteorite sia piombato su una zona disabitata, ricca di giacimenti di metano e petrolio, provocando un'esplosione violentissima. Secondo lo scienziato russo Vladimir Shadurov, il gigantesco scoppio ha liberato i gas del suolo; questi, raggiunta la parte alta dell'atmosfera, hanno incontrato lo strato di ozono, bruciandone una gran quantità e assottigliando gravemente lo schermo che protegge la Terra, che in tal modo non riesce più a contenere l'influenza dei raggi solari e va ad accrescere i fenomeni serra.

Friday, December 14, 2007

Bali: troppo, poco e niente 3 - conclusione -



Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, cammina pensoso e tranquillo nella stanza. La sua condotta è umile, nonostante i paparazzi inseguono ogni sua mossa. Il suo compito alla Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, per giungere ad una "Bali road map", sta per scadere e spera di essere riuscito ad aumentare la consapevolezza del grave problema climatico che interessa tutta l'umanità.

In sintonia con Ban Ki-moon, Al Gore, Premio Nobel per la pace (e l'ambiente), in un applauditissimo intervento di ieri in assemblea plenaria ha parlato a nome personale, come un uomo, come un padre, come un nonno... esponendo con vigore le sue teorie, ricordando che è arrivato il momento di agire, proponendo di anticipare al 2010 i termini per un accordo di riduzione dei gas serra, accusando il suo Paese, gli Usa, di essere il principale responsabile dello stallo della Conferenza, suggerendo, pertanto, di andare avanti e cercare un testo comune anche senza di loro... il maggior inquinatore mondiale, che con la loro totale opposizione a qualsiasi accordo internazionale vincolante sulle emissioni è diventato ormai un ostacolo insuperabile.

La controversia ruota attorno alla "Bali Road Map", se deve cioè includere un obiettivo specifico, come intende la Ue, che mira alla riduzione di gas a effetto serra dei paesi ricchi nel corso del prossimo decennio.

Anche Giappone e Canada sono a sfavore: loro chiedono maggiore flessibilità nei parametri vincolanti e che i Paesi in via di sviluppo facciano la loro parte nella lotta contro i cambiamenti climatici. Ma i paesi chiamati in causa, India e Cina in testa, consapevoli di pagare un prezzo già caro in termini ambientali, che debbono affrontare contemporaneamente il problema della lotta alla povertà, tendono ad una proposta di accordo sul trasferimento di tecnologie pulite nei paesi in via di sviluppo. Proprio questo è diventato un elemento chiave della diatriba, ma nella notte sembra che è stato raggiunto un accordo provvisorio. L'accordo potrebbe portare alla creazione di un fondo speciale per acquistare i brevetti da parte del settore privato, consentendo tecnologie pulite da imprese private che dovranno essere fornite ai paesi più poveri a basso costo.

Il nostro ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio, in rappresentanza delle posizioni dei ministri dell'Ambiente, del Commercio estero, dello sviluppo economico e dell'economia, ha chiesto un'alleanza strategica globale contro i cambiamenti climatici tra i paesi avanzati e quelli in via di sviluppo. L'obiettivo è un nuovo trattato entro il 2009 che possa sostituire Kyoto. Sul piano politico il documento ribadisce un appoggio forte agli obiettivi della Ue di limitare il riscaldamento climatico ad un massimo di 2 gradi sopra il livello del periodo preindustriale, ma sottolinea anche che lo sforzo non può essere solo una questione europea ma deve essere globale.
Al momento, dopo che per tutta la notte un gruppo ristretto di paesi (40 ministri) ha negoziato i termini del documento finale, si aspetta solo che venga sottoposto alla plenaria per l'approvazione definitiva. Il documento rappresentera' la road map per arrivare ad approvare l'accordo taglia emissioni post-Kyoto al summit di Copenaghen nel 2009. Nel testo in discussione anche l'importante ruolo del conteggio delle foreste nelle azione contro i gas serra, quindi azioni anti-deforestazione.

Intanto, sull'onda emotiva di questa importante Conferenza, un po' per tutta l'Indonesia, sta andando a ruba un libro in cui una tartaruga, un delfino e un gabbiano sono i protagonisti di "Penyu dau lumba - lumba", scritto da un'autrice australiana, prodotto da una volontaria ambientalista indonesiana e illustrato dai disegni di un operaio. E per i ragazzi di Bali è quasi una festa, anche perchè, in questa difficile parte del mondo, non è facile che ciò avvenga.

Da Bali è tutto John Keyman

Immagine: archive.salon.com/

Monday, December 10, 2007

Bali: troppo, poco e niente

A mattina inoltrata, le notizie che giungono dal Bali International Convention Centre, sono ferme a quelle di ieri, giorno in cui migliaia di delegati si sono concessi il meritato riposo per rigenerarsi, prima di intraprendere la seconda e conclusiva settimana della Conferenza.

Domani sarà il giorno dei ministri delle finanze, cui toccherà portare avanti la discussione ad un livello tale, ove sia possibile avere più ampie opzioni politiche, ha detto il ministro delle Finanze indonesiano Sri Mulyani Indrawati, facendo riferimento ad imposte, incentivi per le tecnologie verdi come il vento, l'energia solare o il "carbone pulito". Mercoledì, invece, sarà la volta dei ministri dell'ambiente: a loro, sebbene siano presenti ancora molte differenze che debbono essere risolte, spetterà di raggiungere un accordo sulla forma di un futuro patto internazionale sul clima, la cosiddetta "Bali Road map".

Il mondo intero guarda alla Conferenza sul clima con interesse e apprensione inusuale, poichè sono ormai troppo evidenti gli indizi climatici che fanno pesare i rischi sul nostro pianeta. Il moltiplicarsi di catastrofi climatiche (ondate di calore, inondazioni, uragani...), l'acque alte che minacciano l'estinzione di molti territori, provocando esodi di migliaia di rifugiati del "clima"; la distruzione di fauna e flora e il moltiplicarsi di catastrofi alimentari e sanitarie... sono fatti certi, non più indizi. A meno che uno non sia del tutto orbo di mente e di fatto, il cambiamento del clima è visibile nelle nostre città, nelle immagini strazianti che scivolano via in un calvario senza fine sugli schermii televisivi ogni giorno.

Tutto ciò, infonde la consapevolezza in ogni cittadino del mondo, che qualcosa di inconsueto a livello climatico si è abbattuto sul pianeta. Per questo motivo la Conferenza di Bali sui cambiamenti climatici è in prima linea su molti blog nel mondo. Un po' ovunque, non solo davanti al Bali International Convention Centre, dove la settimana scorsa si son messi in mostra gli indigeni del pianeta a difesa delle foreste... l'8 dicembre si è tenuta una protesta globale, con lo scopo di sensibilizzare i governi del mondo sul surriscaldamento del pianeta, chiedendo a gran voce un esito positivo della Conferenza. Tra le iniziative della protesta c'è stata quella di aver lasciato le città al buio per 5 minuti, da Istanbul a Madrid, da Delhi a Londra.

Yvo de Boer, il Segretario della Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici, qualche giorno fa ha spiegato che le due settimane della conferenza, abbisognano di fornire le questioni in corso di particolare importanza per i paesi in via di sviluppo. Ha poi ringraziato il Senato Usa, di aver deciso di tagliare le emissioni di gas serra, sebbene questo, per ora, non muterà la posizione degli Stati Uniti, che più che ai limiti obbligatori delle emissioni, preferisce grandi investimenti in tecnologie non inquinanti. Il fatto è che mentre gli Stati Uniti non vogliono ratificare il Protocollo di Kyoto, in quanto ne risentirebbe tutta la loro economia, India e Cina invece scalpitano, e quest'ultima, che sembra abbia sorpassato gli Stati Uniti nelle emissioni di ossido di carbonio, metano e di altri gas non meno nocivi, se la prende con l'Occidente, mettendo in discussione la correttezza del sistema che prevede tagli obbligatori, ritenendo che le proprie emissioni pro-capite equivalgono a circa un sesto di quelle di Washington.

A tutto oggi, la produzione mondiale di gas e anidride carbonica invece di diminuire sta crescendo in misura esponenziale. Nella sola Europa si producono ogni anno piu’ di 35 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2). Nel 2050, in assenza di contromisure, le attuali emissioni raddoppieranno.

Il problema esiste e va affrontato. Per questo la nazione americana per alleviare la dipendenza dai combustibili fossili e ridurre le importazioni di 3/4 del petrolio proveniente dal medio oriente, ha messo in atto un grande Piano economico-industriale alternativo, aumentando la fornitura dell'oro verde (bioetanolo), facendo diventare così i prodotti agricoli una fonte di energia in grado di dissetare il gigante malato. Ma nel pieno di una nuova era, di cui l'attività agricola ne è il pilastro fondamentale, non fa sembrare, perciò, troppo scontato che gli alti livelli degli Stati Uniti disertino un appuntamento così importante?

La Cina, dal canto suo ha tanta voglia di crescere e sembra che il suo credo voglia lievitare dappertutto nella torta del mondo, non concedendo sconti a nessuno, soprattutto a coloro che per decenni hanno inquinato a man bassa quel vasto mondo di cui essa ne è parte e l'Africa, divenuta ora invece un loro serbatoio...

Intanto, in segno di solidarietà verso una coalizione crescente di individui e organizzazioni da tutto il mondo, che chiedono un protocollo più equo sui cambiamenti climatici, più di 5000 persone marceranno oggi per tutta l'Indonesia, in occasione della Giornata Internazionale per i Diritti Umani.

Per ora, da Nusa Due è tutto J.K

Saturday, December 08, 2007

Lo Speciale Bali di John Keyman

Lieve terremoto sulla Conferenza

Per ironia della sorte, proprio quando qui a Nusa Dua è in corso la Conferenza sul clima, ha fatto la sua improvvisa comparsa... un terremoto di magnitudo 5.9, il cui epicentro è stato localizzato ad una profondità di 10 chilomentri al largo di Bali, colpendo la zona sud ovest dell'isola, scuotendo per qualche frazione di secondo anche il Bali International Convention Centre, dove sono riuniti migliaia di scienziati, esperti, politici, studiosi per cercare nuove strategie d'adottare contro la lotta ai cambiamenti climatici.

La scossa è stata troppo debole per innescare uno tsunami, han detto dall'agenza geofisica AFP, subito dopo il primo scrollo.

A parte un po' di spavento tra i 10mila delegati riuniti al Centro Congressi, il sisma non ha causato alcun panico. Tra l'altro, molti di loro avevano già lasciato la sala e quelli che c'erano hanno detto di aver sentito poco o nulla.

"E' stato come sentire un forte tremolio per tutto il piano, anche se ho pensato che era qualcosa che stava succedendo nei locali adiacenti. Un po' come sentire il rumore emesso da un grosso camion di passaggio", ha detto Yamil Bonduki, un delegato delle Nazioni Unite, aggiungendo inoltre: "Ho guardato intorno ma nessuno ha detto nulla, a parte qualche rapida occhiata alle pareti, al soffitto, al pavimento...".

L'arcipelago indonesiano si trova proprio sopra il cosidetto Anello di Fuoco, dove eruzioni vulcaniche e terremoti sono la più evidente espressione dello scontro tettonico tra la zolla del Pacifico e quella dell’Eurasia. Quando nel dicembre del 2004 lo tsunami si è scatenato sulle coste asiatiche, l'Indonesia è stata la nazione più colpita, provocando la morte di 168.000 persone nella sola provincia di Aceh.

Già stamane, sempre per ironia della sorte, le popolazioni indigene, in rappresentanza di tutti gli indigeni del pianeta, hanno attuato una protesta vivace e colorita (nell'immagine la polizia indonesiana tiene sotto controllo la situazione degli attivisti), in quanto è stato loro impedito ieri di accedere alla Conferenza. "Non vi è nessun sedile o targa in questa seduta plenaria a rappresentare gli indigeni, neanche nel Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene, il livello più alto nel corpo Nazioni Unite che dovrebbe occuparsi di diritti delle popolazioni indigene ", ha detto, non senza una nota polemica Hubertus Samangun, della delegazione Focal Point of the Indigenous Peoples.

"Le popolazioni indigene sono emarginate dal dibattito, e non c'è alcuna menzione su di esse in più di 5 milioni di parole nei documenti dell'UNFCCC ", ha dichiarato sconsolato ma agguerrito Alfred Ilenre di Edo People of Nigeria. E questo, nonostante siano le popolazioni indigene a soffrire di più dal cambiamento climatico messo in moto, scelleratamente, sulle nostre terre da altri...

A presto risentirci
John Keyman

Monday, December 03, 2007

Bali: si apre il vertice sul clima

dal nostro inviato John Keyman

Bali - Si è aperto a Bali il vertice mondiale sul clima, ed aprirlo quì, in questa isola da sogno, perla incontaminata dei viaggiatori degli anni '60, oggi martoriata... fa del summit un evento quanto mai significativo. Assieme alla grave situazione climatica dell'emisfero Nord, dove la velocità potrebbe essere così elevata tanto da vedere già dal 2030 aumentare di 3,5 gradi la temperatura in Groenlandia, e il rischio desertificazione nell'Europa del sud... anche questa parte del mondo, soggetta a frequenti inondazioni, corre rischi molto seri e più ravvicinati nel tempo, tant'è che la maggioranza degli abitanti di Bali ma anche di Java, da cui è separata da uno strettissimo canale, temono che un altro tsunami possa abbattersi sulle loro isole.

D'altronde, da quanto scaturito dall'ultimo rapporto dell'Ipcc presentato a Valencia, potrebbe essere ancora più veloce di quanto ipotizzato sinora l'impatto sull'ambiente innescato dai gas serra prodotti dall'uomo e il conseguenziale aumento della temperatura terrestre.

Sulla base di questo rapporto, i governi del mondo discuteranno a Bali se dare o no seguito al Trattato di Kyoto, in scadenza nel 2012, il quale prevede la riduzione del 5,2% delle emissioni di CO2 dei Paesi industrializzati (Cina e India escluse, e al quale non aderiscono gli Stati Uniti) o trovarne un degno successore, un nuovo Trattato, che possa sostituire con più efficacia quello obsoleto e fallimentare di Kyoto. Ma potrebbero anche trovare una nuova strada per il controllo dei gas serra, basata sullo sviluppo di nuove fonti di energia, trasferibili anche in quei paesi dove il boom industriale è appena partito, vedi i due colossi asiatici Cina e India, che viaggiano ad una velocità impressionante, e che sono sul banco degli imputati per il forte contributo all'effetto serra. Entrambi, si oppongono a firmare trattati sui cambiamenti climatici, che potrebbero ostacolare la loro crescita economica. Ma se non firmano loro, neanche gli Stati Uniti lo faranno... Allora, senza la firma di Cina, India e Usa... varrebbe forse qualcosa firmare un nuovo trattato?

Già da qualche giorno molti dei delegati provenienti da ogni parte del globo si sono raccolti su questa stupenda isola indonesiana, forse dal clima troppo soffocante - tipico del resto dei climi tropicali - per prendere parte ai lavori di apertura della XIII Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che durerà 12 giorni. Saranno 190 le delegazioni, più di 10mila i funzionari al seguito... Tutti gli alberghi della costa sono affollati, soprattutto a Sanur, la zona più turistica a sud del capoluogo Denpasar, ma anche a Kuta, nella zona più a sud ovest dell'isola, famosa per la sua lunga spiaggia e per gli amanti del surf.

Thursday, November 22, 2007

Saturday, October 27, 2007

Dobbiamo, forse, preoccuparci?

Due ricercatori britannici, Steve Rayner e Gwyn Prins, sono tornati sulla decisione dell'Australia di non ratificare il Protocollo di Kyoto, dicendo che non è riuscito a tagliare le emissioni di anidride carbonica. Il protocollo, che fissa gli obiettivi vincolanti per la riduzione dei gas ad effetto serra, secondo una relazione pubblicata sulla rivista Nature è stato lo "strumento sbagliato" per l'uso che se ne è fatto.

Il Protocollo di Kyoto è stato firmato nel 1997 da più di 160 paesi, che si sono impegnati a tagliare la CO2 ed altri cinque gas a effetto serra, ma tutto ciò non ha prodotto nessuna "riduzione dimostrabile" delle emissioni. Quel che è stato fatto, sostengono è "relativamente semplice" rispetto ai problemi del cambiamento climatico. Si dovrebbe sapere di più sullo strato di ozono, le piogge acide, le armi nucleari... Certamente a Bali, in dicembre, alla Conferenza sui cambiamenti climatici (Unfcc) si dovranno prendere decisioni importanti, sperando stavolta in un clima più solidale. E' lì che si dovrà decidere se continuare con il Protocollo di Kyoto dopo il 2012 o... rottamarlo.

Nel mentre, sono veramente dati da incubo quelli che, se confermati ufficialmente, sono le previsioni del rapporto ambiente dell'Onu sulla riduzione della biodiversità, d'estinzioni di massa, legate alla piaga del global warming (surriscaldamento del pianeta), a ritmi cento volte più veloci rispetto a quanto evidenziato dai rilevamenti fossili, cioè, a prima della nascita dell'uomo. Da Tg1: Secondo le indiscrezioni trapelate a Londra, entro il 2050 proseguendo con questa situazione si estinguerebbero il 30 % degli anfibi, il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli. Un'autentica strage, dunque, sospinta dalla sconsiderata intensificazione della produzione agricola attraverso il ricorso sempre maggiore da sostanze chimiche, fonti energetiche e acqua e all'estensione della superficie coltivabile. Proiezioni che s'intrecciano con quelle di uno studio di alcune università britanniche, sempre sui cambiamenti climatici, altrettanto allarmante. Se l'uomo non ridurrà le emissioni di anidride carbonica, le temperature potrebbero salire di oltre 6 gradi entro la fine del secolo, provocando l'estinzione più devastante della storia del mondo.

Dobbiamo, forse, preoccuparci?

Fonte: www.metro.co.uk e Rai Uno

Immagine: geoscape.nrcan.gc.ca