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Thursday, February 28, 2008

ENI: solare e biocarburanti che non competono col cibo

Nell'accordo d'intesa firmato da Eni e il Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, oltre alla ricerca solare, si parla anche di potenziamento di giacimenti di petrolio già esistenti e di biocarburante. Le due rinomate eccellenze mondiali si sono messe insieme a caccia di nuove forme di energia.

Oltre ai 50 milioni di dollari per cinque per lo sviluppo di tecnologie solari avanzate attraverso la Solar Frontiers Research Program, ENi diventa un importante membro del progetto energia Mit, che si occuperà di finanziare progetti di ricerca dal petrolio agli idrati del metano e 10 borse di studio ogni anno per esplorare nuove fonti. Ci aspettiamo grandi cose da questa intesa con il Mit, dice all'intervistatore Paolo Scaroni, am di Eni. Il solare è l'unica forma di energia su cui davvero dobbiamo scommettere sul futuro del nostro pianeta.

"Petrolio a 100 dollari, biocarburanti che fanno impazzire i prezzi di pane e pasta: a che punto è la ricerca per fonti alternative?", domanda il giornalista.

Scaroni: "Noi stiamo ricercando biocarburanti che non competano col cibo, pensiamo alle alghe, che sono una coltivazione molto adatta all'Europa poichè non richiede grandi superfici".

Fonte: Tg Uno economia
Immagine: www.ecosherpa.com/

Leggere anche Eni e l'energia solare

Tuesday, December 25, 2007

E come Effetto serra

Milioni e milioni di anni fa, quando l'anidride carbonica, assieme ad altri gas eruttò dai vulcani primordiali, si costituì l'atmosfera e prima che diventasse respirabile trascorsero altri milioni di anni, per ritrovarsi poi nella composizione che oggi conosciamo. In condizioni normali i gas che compongono l'atmosfera impediscono la completa rifrazione dei raggi solari che colpiscono la Terra, consentendo al nostro pianeta, di trattenere il calore, come in una serra e di mantenere una temperatura media intorno ai 15° gradi, permettendo lo sviluppo della vita così come la conosciamo. Senza l'atmosfera la temperatura della Terra sarebbe intorno ai -19°gradi. Questo sta a significare che l'effetto serra è, in primo luogo, un fenomeno naturale, fodamentale per la sopravvivenza degli organismi viventi.

Dalla fine del settecento, cioè all'epoca della Rivoluzione Industriale, l'uomo progredendo ha immesso nell'atmosfera una serie di gas inquinanti che assieme all'anidride carbonica, emessa da nuove macchine utilizzanti combustibili fossili (petrolio, carbone, gas in seguito), hanno causato uno squilibrio dei fattori in campo (non più solo eventi naturali), determinando in tal modo che la superficie terrestre trattenesse più calore di quanto riuscisse a restituirne attraverso l'emissione di radiazione infrarossa. Nell'atmosfera terrestre ci sono alcune "finestre" attraverso le quali può entrare la radiazione infrarossa ma il vapore acqueo ed altri gas assorbono la maggior parte della radiazione.

Questo squilibrio fra la radiazione assorbita dalla superficie terrestre e la radiazione infrarossa dispersa nello spazio è oggi stimato in circa 0,8 watt per metro quadro. Un piccolo incremento della temperatura media non si riflette semplicemente in un leggero aumento delle temperature giornaliere su tutta la superficie del Pianeta. Secondo gli scienziati, gli effetti sono molto più complessi e preoccupanti, perchè bastano pochi centesimi di grado in più, a scombussolare la situazione climatica, aumentando in maniera sensibile la probabilità di ondate di calore fuori stagione, di estati torride e in generale di manifestazioni climatiche anomale.

Purtuttavia, per l'odierno effetto serra, secondo alcuni scienziati, esiste una ipotesi riconducibile al devastante impatto del meteorite che, nel 1908, cadde a Tunguska, in Siberia. Sembra che il meteorite sia piombato su una zona disabitata, ricca di giacimenti di metano e petrolio, provocando un'esplosione violentissima. Secondo lo scienziato russo Vladimir Shadurov, il gigantesco scoppio ha liberato i gas del suolo; questi, raggiunta la parte alta dell'atmosfera, hanno incontrato lo strato di ozono, bruciandone una gran quantità e assottigliando gravemente lo schermo che protegge la Terra, che in tal modo non riesce più a contenere l'influenza dei raggi solari e va ad accrescere i fenomeni serra.

Wednesday, December 12, 2007

Consumo di energia dei primi 15 Paesi al mondo

Ecco la lista dei primi 15 Paesi al mondo riguardo il consumo di Energia. Meglio di così, questa tabella, non poteva venire!

Monday, October 22, 2007

Petrolio antico


Ancor prima che il colonnello Edwin Drake nel 1859 in Pennsylvania, compì la prima trivellazione, che diede poi il via allo sviluppo dell'industria petrolifera, il terribile idrocarburo, che sta avvelenando il nostro pianeta e che sta dissanguando le nostre finanze, sarebbe già stato usato in passato. Lo si apprende dalla rivista francese Archeologia dell'aprile 1976.

Il petrolio ed i suoi derivati naturali (bitume, nafta, asfalto) erano conosciuti sin dall'antichità e venivano utilizzati per differenti scopi. Il petrolio "ispirò numerose religioni antiche". I maghi sumerici interrogavano il suo trasudamento e le emanazioni del gas libero per leggere nel futuro.

In seguito, l'uso degli idrocarburi divenne sempre più razionale. A Roma attribuivano al bitume delle virtù terapeutiche miracolose. In effetti, secondo quanto afferma Plinio il Vecchio nel I° secolo dopo Cristo, questo prodotto era particolarmente adatto a curare i reumatismi articolari, l'asma e persino l'epilessia. Ma i Romani utilizzavano il petrolio anche per l'illuminazione, servendosene come combustibile per il riscaldamento centrale e il rifornimento di acqua calda nelle terme popolari di Costantinopoli. Essi lubrificavano i mozzi dei loro carri con il bitume, usato già in epoca preistorica dagli abitanti delle città lacustri delle Alpi per fissare le punte delle frecce.

Più tardi l'olio di nafta viene utilizzato per la composizione del "fuoco greco", un arma letale, la cui struttura rimase gelosamente segreta per diversi secoli e che a più riprese ha salvato Bisanzio dagli assalti dei Barbari.

Gli idrocarburi non erano conosciuti soltanto dai popoli dell'Oriente e del Mediterraneo. In America gli Atzechi, qualche secolo dopo, adoperavano una varietà locale di petrolio per diversi usi, specialmente per assicurare l'impermeabilità dei recipienti di terracotta, dei condotti e dei serbatoi. Bastoncini di bitume bruciavano come incenso, mescolati con erbe aromatiche. Il petrolio era usato nella pittura quando era necessario il colore nero.

E' nel paese degli Inca che troviamo le prime testimonianze relative allo sfruttamento razionale degli idrocarburi. Sulle sponde del lago Titicaca gli Spagnoli scoprirono, al loro arrivo, una delle prime raffinerie di petrolio conosciute. Il petrolio veniva raccolto in grandi recipienti di terracotta esposti al calore solare. Man mano che la temperatura saliva, il liquido colava e veniva travasato in recipienti sottostanti. Una distilleria di questo tipo fu rinvenuta a Talara, luogo ancora oggi importante per il mercato petrolifero, in Perù.

Anche in Asia vi furono diversi esempi di sfruttamento degli idrocarburi. 2250 anni fa i Cinesi scoprirono un gas infiammabile e se ne servirono come di un combustibile pulito e poco costoso. Il gas era incanalato in tubi di bambù, le pipelines del tempo. I Babilonesi invece, secondo quanto detto da il geografo greco Stradone, vissuto a cavallo dell'era cristiana, avevano l'abitudine di bruciare l'asfalto liquido nelle loro lampade a fini di illuminazione. Gli Assiri l'impiegavano per accendere le torce e gli egiziani l'impiegavano, sotto forma di bitume, per la conservazione dei morti.

In Giappone si sono trovati pozzi di petrolio scavati nel 615. Ma è in Birmania, l'attuale Myanmar, che lo sfruttamento del petrolio sembra essere stato più fiorente: usato per il riscaldamento, l'illuminazione e la cottura dei cibi, veniva anche esportato nelle Indie... tale e quale come oggi.

Sempre nello stesso periodico francese, interessantissimo è quanto riferisce Jacques Ramin: "L'accensione accidentale del petrolio affiorante o del gas non poteva non essere notata e impressionare". Plinio segnala alcuni di questi fenomeni. A Faselide (antica città della Licia, in Asia Minore), scrive:" brucia il monte Chimera e la fiamma non si estingue né il giorno né la notte". L'acqua attizza i fuochi. Ancora nella Licia, i monti di Efesto s'incendiano non appena vi si accosta una torcia, tanto che i sassi e la sabbia dei ruscelli bruciano nel seno stesso delle acque...

Articolo from il professorechos.com

Immagine tratta da digitismi.blogspot.com

Tuesday, January 09, 2007

LA SINDROME ASIATICA


Pur rimanendo sconcertati dalla portata dei grandi numeri, sebbene già da un ventennio fosse stato ipotizzato quanto sta accadendo, parlare di India e Cina oggi, i due colossi del continente Asiatico... fa venire i brividi.

Pensate, una popolazione come la nostra lì apparterrebbe ad una sola provincia e la maestosità delle sue opere urbanistiche, la Grande Muraglia ne è un antico esempio come recente lo è quello della Diga delle tre gole, danno un po' il senso delle proporzioni di questa frenetica parte del mondo che inquina molto più di "una vecchia Duna in salita per le strade montane".

Scherzi a parte, questi intermezzi volanti servono per tenermi lontano dalla montante depressione, quando si accenna a questi argomenti.

Parlare di Global Warming, pensando a quanto ne produrrà a breve termine la sola Asia, da l'idea di quello che potrà accadere se non s'interverrà rapidamente per discutere, valutare e applicare norme che regolarizzino in maniera adeguata, equa e tempestiva la produzione mondiale di anidride carbonica.

Sono difatti in Asia le città più inquinate del mondo. Le megalopoli asiatiche registrano tassi d'inquinamento molto superiore, anche di 5 volte in più, a città quali Parigi, Londra e New York. E per i prossimi 25 anni, l’emissione dei gas serra, sono destinati a triplicare.

La maggior parte delle sostanze inquinanti rimane molto alta in 10 delle più grandi città cinesi e in molte vallate attraversate dai fiumi, dove sono concentrate le grandi arterie industriali.

La Cina è il terzo importatore di petrolio dietro Stati Uniti e Giappone ma è col carbone, altamente inquinante e principale fonte energetica del Paese, che viene danneggiata la salute dei cinesi e del pianeta.

Secondo l'Adb (Asian Development Bank ) la città di Pechino risulta essere la più inquinata al mondo, con 142 microgrammi di particelle inquinanti per metro cubo d’aria, rispetto ai 22 di Parigi, i 24 di Londra e i 27 di New York e l’aumento dei gas serra dipende in gran parte dall’inquinamento delle città per traffico veicolare e riscaldamento.

Gli esperti ritengono che le auto in Asia raddoppieranno ogni 5 anni ma nella sola Cina aumenteranno di 15 volte per il 2030 giungendo a 190 milioni di veicoli, con una maggiore emissione di diossido di carbonio di 3-4 volte in Cina e di 5-8 volte in India.

Anumita Roychowdhury, direttore del Centro per la scienza e l’ambiente in India, spiega che gli interventi di questi anni, “hanno solo impedito un aggravamento del problema”.

Michael Kryzanowski, esperto dell’Oms, calcola che l’inquinamento dell’aria causa in Asia 537mila morti ogni anno.

In vista dei Giochi Olimpici, perfino il Comitato Olimpico Internazionale, nel valutare i dati ha messo in guardia la Cina della grave situazione.

Tuttavia, il governo di Pechino sta tentando di ridurre le emissioni per cercare di cambiare il combustibile dal carbone al gas naturale e al metano, i quali bruciano senza lasciare scorie e rendono di più.

Anche la frenetica e rampante India, corre fiduciosa e senza affanni, lungo l'autostrada del futuro: i risciò, le vecchie carrozze, le bestie da soma, i mendicanti ad ogni angolo... sono ormai parte del passato.

Adesso, a ridisegnare la mappa del Paese, ci sono piloni e cantieri aperti lungo la immensa rete di 14 mila chilometri di nastro asfaltati, che tengono occupati 250mila operai. Soprattutto nel cosidetto "quadrilatero d'oro", 5846 chilometri di autostrade a 4 e 6 corsie, che collegano Delhi, Bombay, Madras e Calcutta.

Ma c'è anche un'altra grande arteria autostradale che collegherà il Nord del Paese con l'estremo sud. Molte di queste nuove strade corrono tra capannoni industriali, aziende, palazzi di vetro e cemento, insegne luminose e cartelloni pubblicitari... cancellando, si può dire, definitivamente l'immagine d'un India folkloristica che tutti conoscevamo.

Secondo la società di consulenza americana Keystone, l'India entro il 2030 sarà il terzo mercato del mondo dopo Stati Uniti e Giappone. Nei prossimi 20, 25 anni si venderanno più auto di quanto non ne siano state vendute nell'intera storia della produzione automobilistica: i mercati europei, giapponesi e coreani saranno ormai saturi e verranno rimpiazzati dai mercati asiatici emergenti.

L’inquinamento di Cina e India colpisce anche i Paesi circostanti.

Alexis Lau, esperto di Hong Kong, sostiene che tra il 60 e il 70% delle polvere sottili presenti nell’aria della città provengono dalle fabbriche e dalle città della zona del Pearl River Delta in Cina. Il Giappone lamenta che la fuliggine degli impianti a carbone cinesi copre i suoi laghi. I fumi di carbone di Cina e India avvelenano l’aria in Bangladesh, specie nella stagione secca tra novembre e marzo. Il fumo degli incendi boschivi usati in Indonesia per liberare aree, causa una soffocante nebbia in Malaysia e Singapore.

Meshkat Ahmed Chowdhury, vice segretario del ministro bengalese per l’Energia e le risorse mineraria, ha lamentato che “noi siamo stretti tra i due maggiori inquinatori [Cina e India]”.

Così, oltre a produrre inquinamento ai vicini Paesi ed aver tagliato ettari di foresta e distrutto migliaia di terreni coltivabili epr costruire le strade... il Futuro asiatico è già realtà e non si può più arrestare...

Tutto questo andrà a far parte del salato conto che ci verrà presentato un giorno, ovviamente!

FONTE: il professor €chos.blogosfere.it

www.Forbes AsianewS