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Monday, October 22, 2007

Petrolio antico


Ancor prima che il colonnello Edwin Drake nel 1859 in Pennsylvania, compì la prima trivellazione, che diede poi il via allo sviluppo dell'industria petrolifera, il terribile idrocarburo, che sta avvelenando il nostro pianeta e che sta dissanguando le nostre finanze, sarebbe già stato usato in passato. Lo si apprende dalla rivista francese Archeologia dell'aprile 1976.

Il petrolio ed i suoi derivati naturali (bitume, nafta, asfalto) erano conosciuti sin dall'antichità e venivano utilizzati per differenti scopi. Il petrolio "ispirò numerose religioni antiche". I maghi sumerici interrogavano il suo trasudamento e le emanazioni del gas libero per leggere nel futuro.

In seguito, l'uso degli idrocarburi divenne sempre più razionale. A Roma attribuivano al bitume delle virtù terapeutiche miracolose. In effetti, secondo quanto afferma Plinio il Vecchio nel I° secolo dopo Cristo, questo prodotto era particolarmente adatto a curare i reumatismi articolari, l'asma e persino l'epilessia. Ma i Romani utilizzavano il petrolio anche per l'illuminazione, servendosene come combustibile per il riscaldamento centrale e il rifornimento di acqua calda nelle terme popolari di Costantinopoli. Essi lubrificavano i mozzi dei loro carri con il bitume, usato già in epoca preistorica dagli abitanti delle città lacustri delle Alpi per fissare le punte delle frecce.

Più tardi l'olio di nafta viene utilizzato per la composizione del "fuoco greco", un arma letale, la cui struttura rimase gelosamente segreta per diversi secoli e che a più riprese ha salvato Bisanzio dagli assalti dei Barbari.

Gli idrocarburi non erano conosciuti soltanto dai popoli dell'Oriente e del Mediterraneo. In America gli Atzechi, qualche secolo dopo, adoperavano una varietà locale di petrolio per diversi usi, specialmente per assicurare l'impermeabilità dei recipienti di terracotta, dei condotti e dei serbatoi. Bastoncini di bitume bruciavano come incenso, mescolati con erbe aromatiche. Il petrolio era usato nella pittura quando era necessario il colore nero.

E' nel paese degli Inca che troviamo le prime testimonianze relative allo sfruttamento razionale degli idrocarburi. Sulle sponde del lago Titicaca gli Spagnoli scoprirono, al loro arrivo, una delle prime raffinerie di petrolio conosciute. Il petrolio veniva raccolto in grandi recipienti di terracotta esposti al calore solare. Man mano che la temperatura saliva, il liquido colava e veniva travasato in recipienti sottostanti. Una distilleria di questo tipo fu rinvenuta a Talara, luogo ancora oggi importante per il mercato petrolifero, in Perù.

Anche in Asia vi furono diversi esempi di sfruttamento degli idrocarburi. 2250 anni fa i Cinesi scoprirono un gas infiammabile e se ne servirono come di un combustibile pulito e poco costoso. Il gas era incanalato in tubi di bambù, le pipelines del tempo. I Babilonesi invece, secondo quanto detto da il geografo greco Stradone, vissuto a cavallo dell'era cristiana, avevano l'abitudine di bruciare l'asfalto liquido nelle loro lampade a fini di illuminazione. Gli Assiri l'impiegavano per accendere le torce e gli egiziani l'impiegavano, sotto forma di bitume, per la conservazione dei morti.

In Giappone si sono trovati pozzi di petrolio scavati nel 615. Ma è in Birmania, l'attuale Myanmar, che lo sfruttamento del petrolio sembra essere stato più fiorente: usato per il riscaldamento, l'illuminazione e la cottura dei cibi, veniva anche esportato nelle Indie... tale e quale come oggi.

Sempre nello stesso periodico francese, interessantissimo è quanto riferisce Jacques Ramin: "L'accensione accidentale del petrolio affiorante o del gas non poteva non essere notata e impressionare". Plinio segnala alcuni di questi fenomeni. A Faselide (antica città della Licia, in Asia Minore), scrive:" brucia il monte Chimera e la fiamma non si estingue né il giorno né la notte". L'acqua attizza i fuochi. Ancora nella Licia, i monti di Efesto s'incendiano non appena vi si accosta una torcia, tanto che i sassi e la sabbia dei ruscelli bruciano nel seno stesso delle acque...

Articolo from il professorechos.com

Immagine tratta da digitismi.blogspot.com

Friday, September 21, 2007

Perù: svelato il mistero del meteorite?


L'oggetto che sabato scorso ha colpito le alte pianure del Perù, e che ha causato tra i residenti della comunità peruviana di Carancas (Puno) una misteriosa malattia, sfociata in una tremenda emicrania, mal di testa, nausea e vomito...è un genere raro di meteorite. Lo hanno annunciato poche ore ore fa gli scienziati. Dopo avere prelevato i campioni per portarli in un laboratorio della capitale Lima, un team di ricercatori peruviani ha confermato le origini dell'oggetto piombato dal cielo nei pressi del lago Titicaca. L'accaduto aveva dato adito ad una ridda di ipotesi, stimolando le fantasie e speculando sul fatto che l'esplosione avesse potuto avere origine da una eruzione sotteranea dei geyser o dal rilascio di gas nocivo della materia finita nel sottosuolo. Secondo Luisa Macedo, ricercatrice presso l'INGMMET (Peru's Mining, Metallurgy, and Geology Institute), che ha visitato il luogo d'impatto, il malessere è il risultato dei fumi di arsenico inalati. Il meteorite ha generato il gas quando la superficie calda dell'oggetto è venuta a contatto con un rifornimento idrico sotterraneo inquinato d'arsenico. Sono numerosi i depositi di arsenico trovati nel sottosuolo nel Perù del sud, ha spiegato Modesto Montoya, un fisico nucleare che ha collaborato col team. I depositi formatesi in modo naturale contaminano anche l'acqua potabile locale. "Se il meteorite arriva incandescente ad un'alta temperatura causata dall'attrito nell'atmosfera, colpire l'acqua può generare una colonna di vapore" spiega José Ishitsuka, un geologo del Peruvian Geophysics Institute, che ha analizzato l'oggetto. Già da mercoledì, tutti e 30 i residenti colpiti dallo strano malessere stanno meglio. Al geologo peruviano, i locali, che hanno temuto per la loro vita, hanno descritto il meteorite come una palla luminosa, infiammata e con una lunga scia di fumo. L'impatto del meteorite ha fatto innalzare i residui fino ad un'altezza di 250 metri, con alcuni materiali atterrati sul tetto di una casa a 120 metri dal cratere, riporta Ishitsuka al National Geographic. Il cratere assomiglia ad uno stagno fangoso largo 13 metri e profondo 10. Dai campioni prelevati gli scienziati peruviani hanno confermato che si tratta di un meteorite, sul quale non hanno rivelato alcuna radiazione insolita. "Tutto ha radioattività, persino le roccie sotterranee" ha detto Modesto Montoya "ma niente fuori dall'ordinario è stato trovato".

L'analisi preliminare del l'INGMMET non ha rivelato frammenti del metallo, ma una rara roccia di meteorite. Il metallo viene su meglio dal calore generato dagli oggetti che entrano nell'atmosfera della terra, e la maggior parte dei meteoriti sono metallici, come quello che il 5 gennaio è piombato nella sala da pranzo di una casa del New Yersey (immagine a lato). I campioni analizzati presentano i bordi lisci, erosi dall'impatto con l'atmosfera, e hanno una quantità significativa di materiale che si attacca al magnete, il che dimostra la presenza del ferro. Mentre invece, i campioni di acqua prelevata nel cratere risultano normali, sebbene il colore e la composizione del terreno si presentano "insoliti" per la zona, ha fatto notare la Macedo. E per coloro che pensavano che l'oggetto venuto dal cielo potesse essere una parte di spazzatura spaziale rilasciata da qualcuno dei tanti satelliti obsoleti a spasso nello spazio, ci ha pensato José Machare, consulente geologo INGEMMET, a porre finea queste voci, dicendo che si tratta di un frammento roccioso e le roccie che cadono dal cielo possono soltanto essere meteoriti.

Fonte: il professor €chos.blogosfere.it