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Tuesday, December 04, 2007

Bali: apre il vertice sul clima

Dal nostro inviato John Keyman

Bali - La Conferenza delle Parti (Cop13) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) che si è aperta ieri a Bali, ha aumentato la sorveglianza in tutta l'isola, ancora turbata dalla terribile strage del 12 ottobre del 2002, quando tre autobombe sono esplose davanti a due night club a Kuta e un'altra lì nei pressi, al consolato americano. Kuta, la famosa e lunga spiaggia in cui gli australiani vengono appositamente per fare surf... quel giorno costò la vita a centinaia di loro, per lo più ragazzi e ragazze, in vacanza nell''isola.

D'altronde, quì in una provincia indonesiana dove, nel più popoloso Paese musulmano al mondo, la maggioranza della popolazione professa la religione induista, la sicurezza è d'obbligo. Per questo i partecipanti alla riunione e i giornalisti sono soggetti a percorsi tortuosi, passando attraverso stretti controlli prima di entrare nel Bali International Convention Center, la sede della conferenza per due settimane. L'Indonesia ha dispiegato circa 10mila poliziotti e 2000 soldati onde prevenire qualsiasi azione terroristica sull'isola. Tutte le strade sono state decorate con "umbul", simboli di celebrazione e bandiere sventolanti al vento, con su scritto a caratteri cubitali "UN Climate Change Conference Bali"...

Secondo le Nazioni Unite un accordo dovrà essere trovato entro il 2009, in modo che il sistema entri in vigore in tempo per la scadenza del Protocollo di Kyoto nel 2012. Spetta dunque ai 192 Paesi e ai 10mila i delegati qui riuniti, che dovranno trovare una strategia comune per salvare la Terra. Il primo punto da perseguire è la riduzione delle emissioni di biossido di carbonio e di altri 5 gas serra, e cercare di coinvolgere quei Paesi che non hanno aderito al Protocollo di Kyoto, come gli Usa e la Cina. L'Australia invece, il Paese con il tasso più elevato procapite di emissioni di gas serra nell'atmosfera, che non aveva mai partecipato a riunioni del genere da almeno 11 anni, con il nuovo primo ministro Kevin Rudd, ha aderito subito.

Ora spetta solo agli Stati Uniti, che versa nell'ambiente un terzo di tutti i gas serra, entrare a far parte del club dei virtuosi. Già c'è chi al suo interno, preme affinchè ciò avvenga in tempi rapidi, come Al Gore e Nancy Pelosi, l'attuale Presidente (Speaker) della Camera dei Rappresentanti, la quale rilasciando una dichiarazione da Washington, si è così espressa: "La conferenza di Bali offre all'amministrazione Bush un'altra opportunità di impegnarsi attivamente e in modo costruttivo con i leader del mondo per la realizzazione di un accordo internazionale che permetterà di ridurre i gas a effetto serra e di altre emissioni che causano il riscaldamento globale. Data la minaccia per il nostro futuro e dei nostri figli, non vi è alcuna scusa per il Presidente Bush di permettere che gli Stati Uniti rimangano l'unica grande potenza industriale del mondo, che si rifiuta di firmare un impegno internazionale per la lotta contro la crisi climatica...".

Ci sono però anche Cina e India, considerati Paesi emergenti e quindi non soggetti al taglio di emissioni previste dal Protocollo di Kyoto, se non in misura minima, che purtroppo se ne disinteressano e questo fa pensare, ancora una volta, che non sarà facile trovare un accordo con loro.

Da Bali è tutto.

John Keyman

Saturday, October 06, 2007

Previsioni funeste o veritiere? Intanto arriva Lekima...

In Australia, l'ultimo rapporto dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) dipinge un'emergenza globale derivante dal global warming, dai risvolti più che mai inquietanti.

Le previsioni comprendono l'aumento dei livelli dei mari, l'aumento di frequenza di cicloni, siccità, inondazioni ed eventi climatici estremi, perdita di diversità della specie, minacce all'alimentazione e alla sicurezza dell'acqua e diffusione di malattie contagiose in aumento specie nelle zone del Pacifico del Sud. Il continente australiano sarà sempre più direttamente influenzato dagli effetti del riscaldamento globale, come anche tutte le isole del Pacifico e del sud, sudest asiatico.

Inaspettatamente, il cambiamento del clima ha trovato spazio nelle agende politiche di tutti i leaders delle nazioni del Pacifico, che esprimono la loro profonda preoccupazione per l'impatto climatico catastrofico. L'aumento dei livelli dei mari propone sfide decise e forti per rendere più sicure le zone a rischio, che sono in maggioranza, tutte quelle piccole isole che abbondano nei mari della Cina, fino dove si stendono poi le terre produttive costiere in cui l'aggregazione urbana è la più densa dell'Asia e che annovera città quali Schang-Hai, Tianjin, Guangzhou, Hong Kong, Tokyo, Jakarta, Manila, Bangkok, Singapore, Mumbai e Dhaka... minacciate dai fiumi Giallo (Yellow) e Yangtze nel delta della Cina. Ma anche la Baia di Manila nelle Filippine, e l'ampia frangia costiera cheva da Sumatra, Kalimantan e Java in Indonesia. Pure Mekong, Chao Phraya e Irrawaddy nel delta del Vietnam... Le previsioni del rapporto dell'IPCC parlano di 150 milioni di persone a rischio inondazioni. Lo scenario peggiore si avrebbe nel caso in cui il riscaldamento globale aumentasse fino a 2C, il che significherebbe lo scongelamento della zona antartica ad ovest dell'Antartide. Ciò provocherebbe una mortalità diffusa attorno a tutto il bacino del Pacifico per inondazione ma anche per scarsità di alimenti, malattie contagiose e conflitto umano, che in casi del genere, può diventare egoista e crudele come non mai...

Al momento, nell'isola cinese di Hainan, situata tra Cina e Vietnam e denominata Hawaii dell'Oriente, sono state evacuate centomila persone per l'entrata in azione del tifone Lekima.

A rivelarlo sono le autorita' dell'isola. Il tifone, che prende il proprio nome da un frutto vietnamita, si sta avvicinando all'estremita' meridionale di Hainan ad una velocita' di 15 km/h, con venti al suo interno che soffiano alla velocita' di 118 km/h. Lekima ha gia' provocato otto morti nelle Filippine, oltre a tempeste e maremoti. Almeno ventimila barche da pesca sono state portate al sicuro (notizia ANSA)

Fonte d'ispirazione: Coping with the climate refugees from Canberra Times

Immagine tratta youmaybegreen.com