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Friday, December 14, 2007

Bali: troppo, poco e niente 3 - conclusione -



Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, cammina pensoso e tranquillo nella stanza. La sua condotta è umile, nonostante i paparazzi inseguono ogni sua mossa. Il suo compito alla Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, per giungere ad una "Bali road map", sta per scadere e spera di essere riuscito ad aumentare la consapevolezza del grave problema climatico che interessa tutta l'umanità.

In sintonia con Ban Ki-moon, Al Gore, Premio Nobel per la pace (e l'ambiente), in un applauditissimo intervento di ieri in assemblea plenaria ha parlato a nome personale, come un uomo, come un padre, come un nonno... esponendo con vigore le sue teorie, ricordando che è arrivato il momento di agire, proponendo di anticipare al 2010 i termini per un accordo di riduzione dei gas serra, accusando il suo Paese, gli Usa, di essere il principale responsabile dello stallo della Conferenza, suggerendo, pertanto, di andare avanti e cercare un testo comune anche senza di loro... il maggior inquinatore mondiale, che con la loro totale opposizione a qualsiasi accordo internazionale vincolante sulle emissioni è diventato ormai un ostacolo insuperabile.

La controversia ruota attorno alla "Bali Road Map", se deve cioè includere un obiettivo specifico, come intende la Ue, che mira alla riduzione di gas a effetto serra dei paesi ricchi nel corso del prossimo decennio.

Anche Giappone e Canada sono a sfavore: loro chiedono maggiore flessibilità nei parametri vincolanti e che i Paesi in via di sviluppo facciano la loro parte nella lotta contro i cambiamenti climatici. Ma i paesi chiamati in causa, India e Cina in testa, consapevoli di pagare un prezzo già caro in termini ambientali, che debbono affrontare contemporaneamente il problema della lotta alla povertà, tendono ad una proposta di accordo sul trasferimento di tecnologie pulite nei paesi in via di sviluppo. Proprio questo è diventato un elemento chiave della diatriba, ma nella notte sembra che è stato raggiunto un accordo provvisorio. L'accordo potrebbe portare alla creazione di un fondo speciale per acquistare i brevetti da parte del settore privato, consentendo tecnologie pulite da imprese private che dovranno essere fornite ai paesi più poveri a basso costo.

Il nostro ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio, in rappresentanza delle posizioni dei ministri dell'Ambiente, del Commercio estero, dello sviluppo economico e dell'economia, ha chiesto un'alleanza strategica globale contro i cambiamenti climatici tra i paesi avanzati e quelli in via di sviluppo. L'obiettivo è un nuovo trattato entro il 2009 che possa sostituire Kyoto. Sul piano politico il documento ribadisce un appoggio forte agli obiettivi della Ue di limitare il riscaldamento climatico ad un massimo di 2 gradi sopra il livello del periodo preindustriale, ma sottolinea anche che lo sforzo non può essere solo una questione europea ma deve essere globale.
Al momento, dopo che per tutta la notte un gruppo ristretto di paesi (40 ministri) ha negoziato i termini del documento finale, si aspetta solo che venga sottoposto alla plenaria per l'approvazione definitiva. Il documento rappresentera' la road map per arrivare ad approvare l'accordo taglia emissioni post-Kyoto al summit di Copenaghen nel 2009. Nel testo in discussione anche l'importante ruolo del conteggio delle foreste nelle azione contro i gas serra, quindi azioni anti-deforestazione.

Intanto, sull'onda emotiva di questa importante Conferenza, un po' per tutta l'Indonesia, sta andando a ruba un libro in cui una tartaruga, un delfino e un gabbiano sono i protagonisti di "Penyu dau lumba - lumba", scritto da un'autrice australiana, prodotto da una volontaria ambientalista indonesiana e illustrato dai disegni di un operaio. E per i ragazzi di Bali è quasi una festa, anche perchè, in questa difficile parte del mondo, non è facile che ciò avvenga.

Da Bali è tutto John Keyman

Immagine: archive.salon.com/

Saturday, December 08, 2007

Lo Speciale Bali di John Keyman

Lieve terremoto sulla Conferenza

Per ironia della sorte, proprio quando qui a Nusa Dua è in corso la Conferenza sul clima, ha fatto la sua improvvisa comparsa... un terremoto di magnitudo 5.9, il cui epicentro è stato localizzato ad una profondità di 10 chilomentri al largo di Bali, colpendo la zona sud ovest dell'isola, scuotendo per qualche frazione di secondo anche il Bali International Convention Centre, dove sono riuniti migliaia di scienziati, esperti, politici, studiosi per cercare nuove strategie d'adottare contro la lotta ai cambiamenti climatici.

La scossa è stata troppo debole per innescare uno tsunami, han detto dall'agenza geofisica AFP, subito dopo il primo scrollo.

A parte un po' di spavento tra i 10mila delegati riuniti al Centro Congressi, il sisma non ha causato alcun panico. Tra l'altro, molti di loro avevano già lasciato la sala e quelli che c'erano hanno detto di aver sentito poco o nulla.

"E' stato come sentire un forte tremolio per tutto il piano, anche se ho pensato che era qualcosa che stava succedendo nei locali adiacenti. Un po' come sentire il rumore emesso da un grosso camion di passaggio", ha detto Yamil Bonduki, un delegato delle Nazioni Unite, aggiungendo inoltre: "Ho guardato intorno ma nessuno ha detto nulla, a parte qualche rapida occhiata alle pareti, al soffitto, al pavimento...".

L'arcipelago indonesiano si trova proprio sopra il cosidetto Anello di Fuoco, dove eruzioni vulcaniche e terremoti sono la più evidente espressione dello scontro tettonico tra la zolla del Pacifico e quella dell’Eurasia. Quando nel dicembre del 2004 lo tsunami si è scatenato sulle coste asiatiche, l'Indonesia è stata la nazione più colpita, provocando la morte di 168.000 persone nella sola provincia di Aceh.

Già stamane, sempre per ironia della sorte, le popolazioni indigene, in rappresentanza di tutti gli indigeni del pianeta, hanno attuato una protesta vivace e colorita (nell'immagine la polizia indonesiana tiene sotto controllo la situazione degli attivisti), in quanto è stato loro impedito ieri di accedere alla Conferenza. "Non vi è nessun sedile o targa in questa seduta plenaria a rappresentare gli indigeni, neanche nel Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene, il livello più alto nel corpo Nazioni Unite che dovrebbe occuparsi di diritti delle popolazioni indigene ", ha detto, non senza una nota polemica Hubertus Samangun, della delegazione Focal Point of the Indigenous Peoples.

"Le popolazioni indigene sono emarginate dal dibattito, e non c'è alcuna menzione su di esse in più di 5 milioni di parole nei documenti dell'UNFCCC ", ha dichiarato sconsolato ma agguerrito Alfred Ilenre di Edo People of Nigeria. E questo, nonostante siano le popolazioni indigene a soffrire di più dal cambiamento climatico messo in moto, scelleratamente, sulle nostre terre da altri...

A presto risentirci
John Keyman

Thursday, December 06, 2007

Bali: salvare le foreste

Dal nostro inviato John Keyman

Durante la pausa pranzo di ieri, gli oltre 10mila delegati dei 187 Paesi presenti qui al vertice mondiale sul clima, non hanno potuto fare a meno di gettare un'occhiata a quanto stava accadendo davanti l'ingresso principale del Bali International Convention Centre. Un uomo verniciato da leopardo, un altro da albero, delle donne che indossavano i consueti copricapi visti nei templi attraverso il Sud Est Asiatico. Hanno ballato nello stile tradizionale di Bali, ma con un messaggio: Salvare le nostre foreste.

All'inizio i danzatori si muovevano facendo certe figure: gli animali e gli alberi vivevano in armonia con la popolazione locale... poi è arrivato il legname, tutto ciò che è stato distrutto e la terra ha cominciato a riscaldarsi (nell'immagine)... Uno spettacolo davvero singolare, che sembra abbia però divertito i presenti. E' difatti la tutela delle foreste pluviali, che assorbono la maggior parte dei gas serra, uno dei temi più discussi e spinosi al vertice di Bali sul clima.

La "mafia cinese", che opera fuori della Malaysia e la Cina sono i responsabili del disboscamento illegale che dilaga nella Papuasia, ha detto il governatore della provincia indonesiana Barnabas Suebu, sottolineando il fatto che la mafia del disboscamento illegale è ben organizzata. Almeno 7,2 milioni di metri cubi di legname sono stati tagliati in un solo anno a Papua, riducendo rapidamente i suoi 42 milioni di ettari di foreste, che ha il più alto livello di biodiversità nel mondo, senza ricevere granchè in cambio. Le ricerche scientifiche dimostrano che la distruzione delle foreste tropicali è responsabile di circa il 20 per cento del totale delle emissioni di Co2, e arrestare la distruzione del patrimonio forestale, o almeno arginarla, è considerato ormai un punto fermo nella guerra al "cambiamento climatico", dicono gli scienziati, anche perché il protocollo di Kyoto non prevede particolari ricompense per le nazioni in via di sviluppo per preservare le foreste pluviali tropicali. Nell'ambito di un regime chiamato Reduced Emissions from Deforestation in Developing Countries (REDD), le nazioni in via di sviluppo potrebbero guadagnare miliardi di dollari attraverso il mercato delle emissioni del carbonio, evitando di impoverire le riserve boschive in aree quali l’Amazzonia e il Congo.

Credo che vedremo la deforestazione nell’agenda delle future negoziazioni, ha detto Yvo de Boer, segretario della Conferenza mondiale sul clima, poichè è una delle questioni che un nutrito numero di Paesi vuole introdurre. La guerra alla deforestazione è ormai un argomento di primo piano per i delegati al vertice sul clima di Bali. Alle Nazioni Unite esiste la speranza che stavolta si possa arrivare ad un’intesa per includere un regime Redd nei negoziati e poi in un accordo, entro il 2009, per confermare e rendere più efficace il protocollo di Kyoto, la cui prima fase si conclude nel 2012

Un altro dei temi più spinosi di cui si mormora molto tra i delegati convenuti al vertice, riguarda le risorse alimentari della Terra che stanno per finire, e a doverne pagare il prezzo più caro saranno i poveri del pianeta. Le vittime dei cambiamenti climatici, reali e potenziali, si sono dunque appellate ieri per un vasto aumento degli aiuti internazionali, per la protezione e l'aiuto dall'innalzamento del livello dei mari, dai raccolti perduti, da morti e siccità dovuti dagli effetti del global warming. Al punto in cui siamo, i granai e le risaie del mondo non producono abbastanza cibo per tutti, e se una parte del pianeta mangia più dell'altra e consuma molto più di quanto produce... vuol dire che lo squilibrio è andato molto al di la d'una più equa distribuzione.

Da Bali, per ora è tutto

John Keyman

Immagine: www.swissinfo.ch/