Thursday, December 06, 2007

Bali: salvare le foreste

Dal nostro inviato John Keyman

Durante la pausa pranzo di ieri, gli oltre 10mila delegati dei 187 Paesi presenti qui al vertice mondiale sul clima, non hanno potuto fare a meno di gettare un'occhiata a quanto stava accadendo davanti l'ingresso principale del Bali International Convention Centre. Un uomo verniciato da leopardo, un altro da albero, delle donne che indossavano i consueti copricapi visti nei templi attraverso il Sud Est Asiatico. Hanno ballato nello stile tradizionale di Bali, ma con un messaggio: Salvare le nostre foreste.

All'inizio i danzatori si muovevano facendo certe figure: gli animali e gli alberi vivevano in armonia con la popolazione locale... poi è arrivato il legname, tutto ciò che è stato distrutto e la terra ha cominciato a riscaldarsi (nell'immagine)... Uno spettacolo davvero singolare, che sembra abbia però divertito i presenti. E' difatti la tutela delle foreste pluviali, che assorbono la maggior parte dei gas serra, uno dei temi più discussi e spinosi al vertice di Bali sul clima.

La "mafia cinese", che opera fuori della Malaysia e la Cina sono i responsabili del disboscamento illegale che dilaga nella Papuasia, ha detto il governatore della provincia indonesiana Barnabas Suebu, sottolineando il fatto che la mafia del disboscamento illegale è ben organizzata. Almeno 7,2 milioni di metri cubi di legname sono stati tagliati in un solo anno a Papua, riducendo rapidamente i suoi 42 milioni di ettari di foreste, che ha il più alto livello di biodiversità nel mondo, senza ricevere granchè in cambio. Le ricerche scientifiche dimostrano che la distruzione delle foreste tropicali è responsabile di circa il 20 per cento del totale delle emissioni di Co2, e arrestare la distruzione del patrimonio forestale, o almeno arginarla, è considerato ormai un punto fermo nella guerra al "cambiamento climatico", dicono gli scienziati, anche perché il protocollo di Kyoto non prevede particolari ricompense per le nazioni in via di sviluppo per preservare le foreste pluviali tropicali. Nell'ambito di un regime chiamato Reduced Emissions from Deforestation in Developing Countries (REDD), le nazioni in via di sviluppo potrebbero guadagnare miliardi di dollari attraverso il mercato delle emissioni del carbonio, evitando di impoverire le riserve boschive in aree quali l’Amazzonia e il Congo.

Credo che vedremo la deforestazione nell’agenda delle future negoziazioni, ha detto Yvo de Boer, segretario della Conferenza mondiale sul clima, poichè è una delle questioni che un nutrito numero di Paesi vuole introdurre. La guerra alla deforestazione è ormai un argomento di primo piano per i delegati al vertice sul clima di Bali. Alle Nazioni Unite esiste la speranza che stavolta si possa arrivare ad un’intesa per includere un regime Redd nei negoziati e poi in un accordo, entro il 2009, per confermare e rendere più efficace il protocollo di Kyoto, la cui prima fase si conclude nel 2012

Un altro dei temi più spinosi di cui si mormora molto tra i delegati convenuti al vertice, riguarda le risorse alimentari della Terra che stanno per finire, e a doverne pagare il prezzo più caro saranno i poveri del pianeta. Le vittime dei cambiamenti climatici, reali e potenziali, si sono dunque appellate ieri per un vasto aumento degli aiuti internazionali, per la protezione e l'aiuto dall'innalzamento del livello dei mari, dai raccolti perduti, da morti e siccità dovuti dagli effetti del global warming. Al punto in cui siamo, i granai e le risaie del mondo non producono abbastanza cibo per tutti, e se una parte del pianeta mangia più dell'altra e consuma molto più di quanto produce... vuol dire che lo squilibrio è andato molto al di la d'una più equa distribuzione.

Da Bali, per ora è tutto

John Keyman

Immagine: www.swissinfo.ch/


1 comment:

Atmosforests said...

Secondo, Atmosforests.org il trattato di Kyoto è indispensabile per salvare i polmoni dell'umanità; ma, le foreste primarie, sono indispensabili per salvare i polmoni e l'equilibrio del pianeta; ed inoltre, asserisce che negli ultimi 60 anni, Il deterioramento climatico ed atmosferico e lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari; camminano di pari passo e sono direttamente proporzionali alla sparizione delle Foreste Vergini.