Ci sono ancora una volta i neoconservatori dietro la nuova “big idea” di George W. Bush che lega sicurezza nazionale e approvvigionamento energetico. Nel discorso sullo stato dell’Unione, come anticipato ieri, il presidente ha annunciato un progetto di legge, l’Advanced Energy Initiative, per porre fine alla dipendenza americana dal petrolio mediorientale entro i prossimi venti anni. Non è un tema nuovo. Anche nella campagna elettorale del 2004 se ne è parlato a lungo, per merito di John Kerry. La novità sta nella soluzione offerta da Bush, influenzata da un minuscolo centro studi neocon nato nel 2005 con questo obiettivo: Set America Free, liberare l’America dal petrolio prodotto dai regimi mediorientali. L’Amministrazione Bush è oil-oriented, sicché fin qui aveva cercato di risolvere l’emergenza cercando di produrre più petrolio. Bush aveva proposto di trivellare l’Alaska e di esplorare le Montagne Rocciose. Ma non se ne è fatto niente. Martedì ha presentato una soluzione alternativa: “Uscire da questa dipendenza attraverso la tecnologia”. Il progetto prevede l’incremento dei fondi per la ricerca con l’obiettivo di cambiare il modo di alimentare le case e gli uffici americani. Ma il punto potenzialmente più rivoluzionario è un altro: la riconversione dell’industria automobilistica. Bush non ha usato esattamente queste parole, è stato più cauto, ma ha annunciato investimenti per migliorare l’efficienza di nuovi carburanti e delle macchine elettriche e ibride già esistenti in commercio, in modo da riuscire “a sostituire la nostra importazione di petrolio dal medio oriente del 75 per cento entro il Verde conservatore
Questo gruppo di neocon verdi vuole rivoluzionare il settore dei trasporti, usando tecnologie esistenti e alternative a quelle petrolifere. L’America, spiegano i neo-ecol, consuma un quarto delle riserve petrolifere mondiali, dispone soltanto del 3 per cento delle risorse, è costretta a importare più del 60 per cento del fabbisogno e la sua dipendenza dal medio oriente cresce di anno in anno, specie con l’aumento della domanda cinese e indiana. Le iniziative volte a ridurre i consumi, a diversificare le fonti e a migliorare le riserve sono state neutralizzate proprio dalla crescita della domanda. Non è soltanto una questione economica o ambientalista. E’ una questione di sicurezza nazionale. Oggi, a causa di questa dipendenza, l’America finanzia entrambi i fronti della guerra al terrorismo, perché è costretta a comprare il petrolio dagli stessi regimi islamofascisti da cui prova a difendersi.
Il progetto di riconversione del settore automobilistico costerebbe 12 miliardi di dollari nei prossimi 4 anni (4 miliardi di incentivi alle aziende per coprire metà dei maggiori costi di produzione, 2 miliardi ai consumatori per comprarle, 1 miliardo per ammodernare i distributori di benzina e 3 per costruire 25 piattaforme per dimostrare la fattibilità della capacità produttiva). Il piano consiste nel processo di sostituzione delle attuali automobili con vetture dai motori di tipo ibrido, metà elettrico metà a benzina, come quelli montati sulla Toyota Prius, sulla Fiat Multipla e su altre automobili. Queste vetture consumano un litro di benzina ogni
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